| Fascicolo 52, Scrivere per le immagini
Mettere in scena la scienza. Con la Sci maiuscola. I grandi interrogativi che l’uomo si pone da sempre. Ma anche le domande d'attualità. Clonazione, ogm, e tutto il resto. Chi se le fa, attraverso i mezzi della narrazione, queste domande, oggi? Un po’ tutti. Ma noi, in particolare, oggi, ci occupiamo di Spigola e Alberto. E di teatro.
Spigola utilizza una messa in scena minimale, estremamente sobria. “Un tavolino, una bottiglia di vino e due bicchieri. Illuminazione bassa e diretta.”. La scelta di utilizzare uno spazio scenico così semplice fa da contraltare alle questioni sollevate dai due interlocutori, questioni estremamente “pesanti”, anche nell’utilizzo del lessico. La scelta di Spigola si rivela quindi azzeccata, ma non è ancora sufficiente per rendere i dialoghi meno opprimenti. Il nostro amico utilizza alcune metafore, e fa bene, ma dovrebbe spingersi di più verso questa direzione, magari cercando allegorie ancor più originali. I dialoghi, quindi. Occupano quasi per intero tutto lo spazio della scena. E questo è un altro, grosso, problema. Ci vuole più movimento. Più racconto per “immagini”. Il teatro, oramai, si nutre soprattutto di questo.
Si parlava di metafore. In quanto a metafore, il pezzo di Alberto è strepitoso. Travalica addirittura i confini della (fanta)scienza e parla al lettore di tante altre cose. Seguendo la lezione di Italo Calvino, Spigola utilizza lo specchio riflesso della letteratura fantastica per cogliere nel segno della realtà più dura. Per quanto riguarda la messa in scena, vale, però, ciò che si è detto per Alberto: asciugare i dialoghi e rendere le suggestioni in maniera più visiva. Comunque, la strada imboccata dal nostro amico è davvero quella giusta.
Buon Scrivere dalla Redazione della Scuola Holden!
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