Da sempre amante della lettura e della scrittura, Federico Calamante ha frequentato la Scuola Holden, per poi studiare sceneggiatura presso la RAI. Dopo un periodo da critico cinematografico è diventato sceneggiatore prevalentemente televisivo. Fra le produzioni per cui ha scritto vanno di sicuro citate Distretto di Polizia ed Un Medico in Famiglia. Si è occupato della sezione "scrivere per le immagini" nell’opera De Agostini-Scuola Holden.
Quanto è possibile “imparare” nell’arte della scrittura?
Per quanto riguarda la sceneggiatura, si possono imparare certe regole o delle accortezze da usare... attraverso manuali (e soprattutto attraverso la pratica) si possono mettere a punto tanti “trucchi”. Ma nel caso dei romanzi è possibile anche imparare solamente leggendo, senza il supporto della manualistica: ci si può ispirare ai propri autori di riferimento e carpire da soli i cosiddetti segreti degli altri scrittori.
E tu da chi hai tratto ispirazione?
Beh, facendo lo sceneggiatore, molti spunti arrivano dalla cronaca, perciò il semplice trafiletto di giornale può diventare importante. Per quanto riguarda la scrittura in senso stretto, posso citare come fonte di ispirazione i dialoghi di Tarantino e le impostazioni delle storie di David Mamet, ma si può trarre ispirazione, per assurdo, anche da cose che non piacciono!
Sei abituato a lavorare da solo o in equipe?
Quasi sempre lavoro con altre persone, che è un vantaggio, perché più teste pensano meglio di una! Lavorando da soli a volte si tende a perder la lucidità, magari per troppo “amore” per quello che si sta scrivendo... avere vicino una o più persone aiuta a rafforzare il giudizio critico sul proprio lavoro. E’ un po’ come la funzione che esercitano gli editor sui romanzieri!
Com’è vedere trasmesse in televisione storie scritte da te?
Onestamente devo dire che la cosa mi lascia abbastanza indifferente... il mio appagamento professionale arriva quando finisco di scrivere la sceneggiatura, dopo il tutto non dipende più da me, perché a quel punto intervengono il regista, gli attori e la produzione... la riuscita dipende da loro.
Quando scrivi una sceneggiatura ti immagini già le scene interpretate dagli attori del cast o è un’attività che prescinde da chi interpreterà i ruoli?
No, quasi mai prescinde, anzi... spesso non prescinde anche quando non conosco l’interprete, perché cerco di immaginarmi a girarla l’attore che io vorrei vedere nei panni del personaggio che invento! Magari nella mia mente penso ad un ruolo interpretato da Brad Pitt e faccio muovore il personaggio come se fosse Brad Pitt... poi naturalmante l’attore non sarà lui, ma immaginarmi la scena così mi aiuta a scrivere meglio.
Hai mai provato a scrivere anche per il cinema?
Sì ma finora non ne sono stati ricavatidei film... potrei dare la colpa al cinema italiano, ma io credo che probabilmente le mie sceneggiature non fossero belle e originali a sufficienza, ehehe!
Alessandro Diegoli |